"Piuttosto morire per mantenere una parola che morire da traditore!"

venerdì 3 marzo 2017

LA VICENDA CHE RIGUARDA GIORGIO VALE E AMMONITRICE : UNA MORTE FATTA PASSARE PER SUICIDIO DOPO AVERLO PESANTEMENTE ACCUSATO PER L’ ESPLOSIVO SUL TRENO TARANTO-MILANO.CI RIFERIAMO ALLA FALSA INFORMAZIONE CON CUI LO SI ACCUSAVA DELL’ ACQUISTO DEI BIGLIETTI D’AEREO IN RELAZIONE AL TRASPORTO DELL’ ESPLOSIVO RINVENUTO IL 13/01/1981 A BOLOGNA SUL RAPIDO TARANTO-MILANO (GIA’ DAL 1 0/10/1980 C’ E’ UN RAPPORTO DEI CARABINIERI CON IL NOME DI VALE). VALE ERA STATO COINVOLTO DAL GEN. MUSUMECI PER UN COMPLESSO SOVVERSIVO COMPOSTO DI ALTO-ATESINI, IL FANE FRANCESE E IL GRUPPO HOFFMANN, ACCUSATI DI SOVVERTIRE LO STATO PER SALVARE GLI ADERENTI DI “TERZA POSIZIONE”.
LA VERITA’ VERRA’ A GALLA CON LO SCANDALO DELLA P2, LA CADUTA DI MUSUMECI E, SOPRATTUTTO, CON L’ INTERROGATORIO DEL MARESCIALLO SANAPO CHE SBUGIARDERA’ BELMONTE.
NEL PERIODO IN CUI LA POLIZIA FARA’ IRRUZIONE DOVE ERA LATITANTE VALE, IL GENITORE SI STAVA OPERANDO PER FAR COSTITUIRE IL FIGLIO. ERANO IN CORSO INTESE PRECISE CON LA POLIZIA ED I SERVIZI.
MA IL 5 MAGGIO LA POLIZIA IRROMPE NELL’ APPARTAMENTO. VALE VIENE FREDDATO. FURONO USATE 4 MITRAGLIETTE E 4 PISTOLE AD UNA DELLE QUALISCOPPIO’ LA CANNA. PFURONO SPARATI 140 COLPI. VALE RISULTERA’ COLPITO CON UN SOLO COLPO ALLA TEMPIA SINISTRA. LA POLIZZIA PARLERA’ DI CONFLITTO A FUOCO, COME RIBADIRA’ PARISI IN UNA SUA DEPOSIZIONE.
LA SERA STESSA DEL 5 MAGGIO FU DIFFUSA LA NOTIZIA DEL SUICIDIO. UN FATTO E’ CERTO. IL PERITO NOMINATO DAI GENITORI DELL’ UCCISO RILEVO’ CHE SULLE MANI DEL VALE NONN C’ ERANO TRACCE DI POLVERE DA SPARA.
STRANA MORTE DI UN GIOVANE SORPRESO SOLO IN CASA. ANCOR PIU’ SE SI PENSA CHE LA POLIZIA NON DOVETTE IRROMPERE VIOLENTEMENTE, SFONDANDO LA PORTA, MA UTILIZZO’ LE CHIAVI PRESE AL TITOLARE DELL’ APPARTAMENTO CHE ERA STATO FERMATO IN PRECEDENZA.
UNA RIFLESSIONE E’ D’ OBBLIGO. NEL TENTATIVO DI UCCISIONE DI BRAGAGLIA E NELL’ UCCISIONE DI VALE SI PUO’ TROVARE UNA CHIAVE DI LETTURA DI TUTTO IL PROCESSO PER LA STRAGE DI BOLOGNA E DEL MODO CON IL QUALE SI E’ TENTATO DI CONDIZIONARE QUESTO PROCESSO.

DAL LIBRO: “ UN MECCANISMO DIABOLICO” 
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UNA FALSA IDENTITA' DI VALE

Il Camerata Giorgio Vale (NAR) morì il 5 maggio 1982 durante un'irruzione delle forze dell'ordine nell'appartamento in cui si era asserragliato, mentre erano in corso trattative da parte della famiglia e del suo avvocato per farlo costituire. La morte di Vale avvenne in circostanze misteriose: nell'appartamento nel quale si trovava furono sparati centinaia di colpi da parte dei poliziotti, e a tutt'oggi non si sa bene come sia morto.

Per i militanti fascisti gli anni ’70 e ’80 non furono facili. Rappresentare quell’ideale voleva dire resistere alle azioni delinquenziali dei servi (rossi) del nemico russo, aiutati dagli uomini in divisa, servitori (per uno stipendio di fame) della “democrazia” capitalistica.In quegli anni erano moltissimi i giovani che non aveva accettato di rappresentare quello che ritenevano il partito, del fascismo “in doppio petto” del M.S.I. e quello colluso con i servizi deviati. 

Furono le loro azioni a bilanciare la lotta che sembrava impari. Grazie a loro, oggi altri giovani possono predicare il valore politico e sociale, che fu, del fascismo.

Tra questi c’è, il giovane camerata, Giorgio Vale, resistente, prima nell’organizzazione culturale “Terza Posizione”, dove veniva stupidamente sbeffeggiato perché di pelle scura, ed inseguito nella organizzazione extraparlamentare dei NAR, furono tante le azioni politiche e dimostrative che lo videro impegnato, fin quando la mattina del 5 maggio 1982, i funzionari di polizia Umberto Improta e Salvatore Genova, “due servi del sistema” si recano ad - Appio Latino - in via Decio Mure, sotto l’abitazione in cui dormiva da latitante (erano in corso delle trattative da parte della famiglia e degli avvocati per farlo costituire) Giorgio Vale, fermano Luigi Sortino, l’affittuario della casa, si fanno dare da lui le chiavi e sorprendono nel sonno Giorgio che – secondo una versione ritenuta reale nell’ambienti fascista e certamente plausibile - anziché essere ammanettato viene giustiziato sul posto con un colpo alla testa.

La versione dei “servi” parla di suicidio per essersi sentito braccato.


5 maggio 1982. Un colpo di pistola alla tempia uccide Giorgio Vale sorpreso da un’irruzione della polizia in un appartamento di via Decio Mure al Quadraro.


Via Decio Mure 43


L’affittuario dell’appartamento era Luigi Sortino, una volta militante di Avanguardia nazionale, già arrestato nel 1977 perché a casa sua era stata trovata una valigia con documenti di Stefano Delle Chiaie, affittuario del covo romano di via Decio Mure ((angolo Via Lucio Mario Perpetuo)in cui dormiva Giorgio Vale, già di Terza posizione, passato ai NAR di Valerio Fioravanti.

Sciortino era stato fermato sotto quell’abitazione la mattina del 5 maggio 1982. I funzionari di polizia Umberto Improta e Salvatore Genova (che sarà poi processato per le torture inferte ai brigatisi rossi che avevano rapito il generale americano James Lee Dozier) si fanno dare da lui le chiavi e sorprendono nel sonno Vale che – secondo una versione ritenuta reale negli ambienti dell’estrema destra e certamente plausibile - anziché essere ammanettato, così la versione dei suoi familiari e camerati, viene giustiziato sul posto con un colpo di pistola alla testa. . 

Il cortiletto dove danno le finestre dell'appartamento

Quando la Magistratura romana, nel settembre 1980, ordinò un blitz contro Terza Posizione e la conseguente fuga dei principali dirigenti all’estero, Giorgio Vale, detto “Il Drake”, nato politicamente in "Lotta Studentesca" e non ancora maggiorenne, divenne il responsabile carismatico del gruppo. Mulatto (nonna eritrea), capelli neri crespi e carnagione olivastra, seppe subito calarsi nel contesto della destra radicale degli anni settanta e ottanta. Nel giro di due anni, l’organizzazione raggiunse circa duecento militanti a Roma e un numero consistente anche in altre città d’Italia. Affascinato dalla figura di Valerio Fioravanti, leader incontrastato dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) nati nel quartiere di Trieste a Roma, Giorgio Vale, non esitò ad abbracciare il movimento armato. Protagonista di numerose attività politiche ma anche di rapine e aggressioni portarono la Magistratura ad emettere un ordine di cattura nei suoi confronti. Giorgio, latitante, si rifugiò in un appartamento nel quartiere Quadraro in via Decio Mure. Mentre erano in corso le trattative da parte della famiglie e del suo avvocato per farlo costituire, la mattina del 5 maggio 1982, funzionari della Digos, fecero irruzione nell’abitazione colpendolo a morte. Subito si parlò di suicidio. 
L’officina vicino alle finestre di Via Decio Mure


Infatti, nel comunicato ufficiale delle forze dell’ordine fu evidenziato che durante l’operazione, Vale, sentendosi braccato avrebbe deciso di mettere fine alla sua latitanza. In realtà, nell’appartamento furono ritrovati un centinaio di proiettili provenienti dalle armi in dotazione ai funzionari della Digos e le verifiche della Polizia Scientifica, con il guanto di paraffina, stabilirono che Giorgio Vale non aveva sparato.
Alcuni testimoni del posto, quella mattina la zona fu circondata da un centinaio di poliziotti e tiratori scelti, alcuni di questi si posizionarono sul muretto del Quadrato, dove danno le finestre del piano terra dove è posto l’appartamento. A fianco del cortiletto dell’appartamento, un’officina del meccanico, le saracinesche della bottega erano ancora chiuse. Fori dei proiettili sono ancora visibili nel 2011. I poliziotti iniziarono a sparare per avvisare che l’appartamento era circondato. Così raccontano gli operai dell’officina.


 "IL TEMPO"6 MAGGIO 1982










ROMA QUARTIERE QUADRARO
LUOGO DELL’ UCCISIONE 


IL FUNERALE ALLA CHIESA DELLA BALDUINA